di Daniele Vicari, 2023, Ita-Slov, 90′, documentario

Quest’opera intreccia due destini, quello di Michele Avantario e quello di Fela Kuti, in un racconto che esplora il confine sottile tra ammirazione, ossessione e ricerca spirituale. Il film, costruito quasi esclusivamente attraverso immagini d’archivio e il diario lasciato da Avantario, scomparso prematuramente, ci offre uno sguardo intimo e profondo sulla sua relazione con il leggendario musicista nigeriano.
Michele Avantario, narratore in prima persona attraverso la voce di Claudio Santamaria, ci accompagna in un viaggio attraverso la sua ammirazione per Fela Kuti e il sogno, purtroppo infranto, di realizzare un film su di lui. Le immagini d’archivio, sapientemente montate, non solo tracciano la parabola artistica di Fela, ma rivelano anche l’evoluzione personale di Avantario, il cui legame con il musicista si trasforma da pura passione artistica a una ricerca di significato esistenziale.
Al centro del documentario si colloca la straordinaria metamorfosi di Fela Kuti in una figura quasi divina, un “dio vivente”, che trascende la semplice dimensione umana per assumere un ruolo mitico. Questa trasformazione, suggellata da un rito sciamanico, mette in luce la complessità della personalità di Fela e le profonde connessioni con la cultura e la politica africana.
La vita di Avantario, catturata attraverso frammenti di diari e immagini, riflette un’evoluzione interiore segnata dal crescente coinvolgimento con la figura di Fela, che da semplice musicista diventa per lui una guida spirituale. Questo processo lascia impronte indelebili sull’identità di Avantario, seppur in maniera indiretta e a tratti sfuggente.
L’inizio del film, con l’assenza totale di una introduzione convenzionale al protagonista e la narrazione così intima e immediata, può inizialmente lasciare lo spettatore con un senso di disorientamento, come se mancassero le informazioni necessarie per proseguire. Tuttavia, è proprio questa scelta stilistica a rendere il documentario così potente: si entra nel mondo di Avantario senza filtri, partecipando direttamente al suo viaggio emotivo e spirituale, alla sua scoperta e alla sua perdita.
Michele Avantario, narratore in prima persona, ci accompagna in un viaggio attraverso la sua ammirazione per Fela Kuti e il sogno, purtroppo infranto, di realizzare un film su di lui. Le immagini d’archivio, sapientemente montate, non solo tracciano la parabola artistica di Fela, ma rivelano anche l’evoluzione personale di Avantario, il cui legame con il musicista si trasforma da pura passione artistica a una ricerca di significato esistenziale.
Al centro del documentario si colloca la straordinaria metamorfosi di Fela Kuti in una figura quasi divina, un “dio vivente”, che trascende la semplice dimensione umana per assumere un ruolo mitico. Questa trasformazione, suggellata da un rito sciamanico, mette in luce la complessità della personalità di Fela e le profonde connessioni con la cultura e la politica africana.
La vita di Avantario, catturata attraverso frammenti di diari e immagini, riflette un’evoluzione interiore segnata dal crescente coinvolgimento con la figura di Fela, che da semplice musicista diventa per lui una guida spirituale. Questo processo lascia impronte indelebili sull’identità di Avantario, seppur in maniera indiretta e a tratti sfuggente.
L’inizio del film, con l’assenza totale di una introduzione convenzionale al protagonista e la narrazione così intima e immediata, può inizialmente lasciare lo spettatore con un senso di disorientamento, come se mancassero le informazioni necessarie per proseguire.
La brusca interruzione del racconto attraverso la chiusura del diario di Avantario, a cui segue la notizia della sua morte prematura attraverso una minuscola scritta torna a disorientare lo spettatore. Questo sobrio finale, sembra mettere in scena lo spiazzamento derivante dalla morte che tutto lascia interrotto. La relativa vicinanza delle date della morte dei due, evidenzia il contrasto tra ciò che continuerà a vivere della figura di Fela Kuti e il ritorno nell’anonimato di Michele Avantario
